Comprare la guerra a Kabul

Ieri il generale americano Stanley McChrystal ha detto al Financial Times che l’arrivo in Afghanistan di altri 30 mila soldati potrebbe portare a una pace negoziata con i guerriglieri e ha anche concesso che i capi dei talebani potrebbero avere in futuro un ruolo politico dentro il governo di Kabul.
19 AGO 20
Immagine di Comprare la guerra a Kabul
Ieri il generale americano Stanley McChrystal ha detto al Financial Times che l’arrivo in Afghanistan di altri 30 mila soldati potrebbe portare a una pace negoziata con i guerriglieri e ha anche concesso che i capi dei talebani potrebbero avere in futuro un ruolo politico dentro il governo di Kabul. L’intervista di McChrystal conferma le parole del segretario alla Difesa americano, Robert Gates, che in visita a Islamabad venerdì scorso ha detto che i talebani fanno parte della “stoffa politica” dell’Afghanistan. Le dichiarazioni di Gates e del suo generale arrivano a pochi giorni dalla conferenza di Londra sull’Afghanistan di giovedì, che ruota attorno alla proposta di comprare la pace grazie alla formazione di un fondo fiduciario da spendere per convincere i talebani a deporre le armi e ad abbandonare gli elementi irriducibili tra loro. Una parte dei guerriglieri non è devota ideologicamente ai leader e ai loro alleati arabi di al Qaida, ma combatte soltanto perché in un paese devastato da trent’anni di scontri si tratta di un modo veloce – in alcuni casi dell’unico conosciuto – per guadagnare. Tra Pakistan e Afghanistan esiste un traffico regolare di “lavoratori stagionali” della guerra che arrotondano le proprie entrate accettando di interrare mine sulle strade battute dai soldati occidentali e di noleggiare a tempo il proprio braccio armato.
L’apertura di Washington è un cambio di direzione significativo nello schema dell’intervento in Afghanistan, cominciato dopo l’11 settembre 2001 sotto il segno della rivoluzione democratica nel cuore oppresso dell’Asia centrale. Ma non è una sorpresa. Il predecessore di McChrystal, il generale David Petraeus, è sceso a compromessi politici con i suoi nemici in Iraq ed è riuscito a isolare gli estremisti e a riconsegnare al governo di Baghdad un paese di nuovo sotto controllo. Il governo di Kabul non ha mai smesso di pensare a una pace con i talebani e a proporre loro negoziati e incarichi di governo. Karzai si è spinto fino a offrire posti di ministro a Jalaluddin Haqqani e al mullah Dadullah, due leader tra i più violenti della guerriglia. Il Financial Times scrive che il fatto che oggi sia proprio il generale McChrystal, che in Iraq comandava il programma segreto di eliminazioni mirate contro i capi della guerriglia, a parlare apertamente di dialogo con i talebani è una misura eloquente di quanto è grave la situazione in Afghanistan. In realtà, il generale dice che non è il suo lavoro “allungare ramoscelli d’ulivo, ma creare la situazione in cui la gente nelle giuste posizioni può fare le sue scelte”.
McChrystal ha già detto che eventuali negoziati possono avere successo soltanto se i talebani si sentono in posizione di svantaggio militare e sta colpendo duro, proprio come faceva in Iraq. Secondo un rapporto del Los Angeles Times, soltanto lo scorso novembre le squadre speciali del generale hanno compiuto novanta raid contro il “governo ombra” dei talebani, la struttura parallela della guerriglia che prova a controllare l’Afghanistan. Obbiettivo delle incursioni sono i quadri di medio livello dei talebani, per lasciare i nemici senza capi e disorientati, pronti ad accettare il programma civile di investimento di cui si parlerà tra due giorni a Londra.
L’offerta di negoziato ai talebani potrebbe in concreto passare dai turchi, che oggi ospitano i presidenti di Afghanistan e Pakistan. Quanto costa comprare la guerra a Kabul? Le prime stime azzardano la cifra di un miliardo di dollari. Tra i contribuenti ci dovrebbero essere i paesi impegnati con contingenti militari, a cui la soluzione londinese – sul medio-lungo periodo – converrebbe in ogni caso: ogni soldato impiegato in Afghanistan costa tremila dollari al giorno. Ma il programma è anche criticato fortemente, perché il paese è troppo corrotto e non è pronto a una pioggia di denaro. L’anno scorso, secondo una rilevazione uscita due giorni fa, metà degli afghani è stata costretta a pagare una bustarella a un dipendente dello stato per un qualunque servizio.